lunedì 17 aprile 2017

¡Así, así, así gana el Madrid!: al Molinón nasce la colonna sonora dell'antimadridismo

Il Molinón sommerso da una pioggia di cuscini
Non appena il Ministro della Cultura Manuel Clavero Arévalo, riconosciuto l'interesse generale, firma un decreto con il quale predispone la teletrasmissione della sfida tra Sporting Gijón e Real Madrid, il presidente degli asturiani Vega Arango, si frega le mani e gongola in attesa di sedersi al tavolo delle trattative per negoziare la concessione dei diritti televisivi. Quando si alza, dopo un serrato tira e molla che si protrae fino alla vigilia dell'attessimo match del Molinón, può dirsi pienamente soddisfatto e gratificato per aver strappato condizioni piuttosto favoreroli: oltre ai tradizionali incassi di botteghino, stimati in due milioni di pesetas, il club intasca un assegno da sei milioni proveniente dal contratto con la tv, a cui va sommato un ultimo milioncino portato in dote dalla pubblicità.

Nelle Asturie, d'altronde, la partita è parecchio sentita e attesa. Quella che è considerata, a ragione, la versione più bella e competitiva della storia dello Sporting Gijón, infoltita da gente come l'implacabile Quini, la guizzante ala Ferrero, l'infaticabile, e non a caso ribattezzato "Siete Pulmones" Manolo Mesa, e la coppia di difensori argentini composta da Victor Hugo Doria e dal biondissimo Ricardo Rezza, nella stagione precedente ha conteso fino all'ultimo il titolo alle Merengues, avvicinandosi come non mai alla tanto inseguita, e mai raggiunta, corona nazionale: nella gara decisiva, a cui lo Sporting Gijón si è presentato orfano delle due colonne argentine, appiedate nel turno precedente a Salamanca dall'arbitro García Carrión, il Real Madrid ha espugnato il Molinón con una rete del redivivo Santillana, facendo evaporare proprio sul più bello i sogni di gloria degli asturiani, e si è lanciato a tutto vapore verso la bandiera a scacchi.

Quando, qualche mese più tardi, la Casablanca fa nuovamente tappa nella roccaforte asturiana, i giochi per il titolo sono più che mai aperti ad ogni eventualità: le Merengues e i rojiblancos, appaiati a quota quindici, sono incollati alla capolista Real Sociedad, avanti di una sola e misera lunghezza.
La "figu" di Enzo Ferrero
Come se non bastasse il clima da tregenda preparato dall'appassionata afición 
asturiana per accogliere degnamente il Real Madrid, al sesto minuto di gioco una decisione abbastanza controversa, e per questo contestata, del direttore di gara Ausocúa Sanz, contribuisce a surriscaldare gli animi ed incendiare ulteriormente una sfida già parecchio tesa. Succede che il beniamino locale Enzo Ferrero lancia il guanto di sfida al madridista San Josè: lo mette nel mirino e lo invita all'uno contro uno. Ubriacato dalle finte disorientanti dell'argentino, a cui abbocca sistematicamente, il baffuto centrocampista, vistosi superato, allunga l'alettone e usa tutto il mestiere di questo mondo allo scopo di ostacolarne il passaggio, finendo per colpire l'avversario con una gomitata in pieno volto. Istintivamente, con il setto nasale fratturato e il sangue che gronda copioso dalle narice disegnando impressionanti rivoli sul viso, Ferrero reagisce spingendo vigorosamente lo spigoloso San Josè: poi, evidentemente non pago, completa la vendetta assestandogli un calcione sul ginocchio. 

Il direttore di gara, già inviso alla tifoseria locale perchè sospettato di avere un debole per i blancos, vede solo l'ultima parte della scena e non ha nemmeno il minimo dubbio sul da farsi: Ferrero, nonostante la faccia insaguinata costituisca una prova inequivocabile di quanto accaduto, si vede sventolare il rosso sotto il naso ed è costretto ad abbandonare il terreno di gioco, mentre San Josè, impunito, può tranquillamente tornare a prendere il suo posto nello scacchiere di Boskov, almeno fino a quando il tecnico serbo, preoccupato per la sua incolumità, lo tira fuori, gettando nella mischia Roberto Martinez

E' davvero troppo per il pubblico asturiano che, imbufalito, decide di passare all'azione. In poco tempo il terreno di gioco è sommerso da una fitta pioggia di cuscini, nello stesso momento in cui dalle tribune si leva uno spontaneo coro di protesta così tanto irriverente ed emblematico nella sua semplicità da diventare in futuro la colonna sonora dell'antimadridismo: “¡Así, así, así gana el Madrid!, cantano inviperiti gli asturiani, inneggiando sarcasticamente ai favori arbitrali ricevuti dalle Merengues: solo quando la furia asturiana accenna a placarsi, e dopo quasi dieci minuti di attesa, la gara può finalmente riprendere.

Paradossalmente, quasi a smentire le letras avvelenate di quel coro, il Real Madrid non esce trionfatore dal fortino del Molinón. In vantaggio grazie ad'autore del futuro azulgrana Quini, che beffa maldestramente suo fratello Castro, morto da eroe nel 1993 per salvare un bambino inglese dall'annegamento, i blancos, che quel campionato tuttavia conquisteranno, si fanno acciuffare in avvio di ripresa da una stoccata di Joaquin.
Il contestatissimo Sanz
Non prima, però, di aver ascoltato ancora una volta il solito ritornello, quando sul finale di tempo Benito azzoppa Mesa con un'entrataccia da codice penale: Sanz si avvicina a lunghe falcate al luogo del misfatto e, senza apparente esistazione, estrae il rosso, esibendolo all'indirizzo del madridista. Un attimo, dietrofront: quando si accorge di aver combinato un pasticcio, tenta di rimediare e rimette in fretta e furia la "roja" nel taschino, brandendo al suo la "amarilla" e commutando quella che era, a tutti gli effetti, un'espulsione in una più tollerante ammonizione. L'arbitro giustificherà l'atto di clemenza sostenendo la tesi della sbadataggine. Ma vallo a spiegare ai furenti tifosi rojiblancos.

Vincenzo Lacerenza

Fonti:
eurosport.es
deportes.elpais.com
futbol.as.com
hemeroteca.abc.es
mundodeportivo.com/hemeroteca


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